Burundi

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.

Referente

Padre Vitella

Padre Vitella, in Burundi da circa 40 anni, era stato rettore presso la Chiesa di Santa Chiara a Piacenza: lì si occupava della formazione dei futuri Missionari Saveriani, oltre che seguire un gruppo di giovani cui apparteneva anche la fondatrice dell’Associazione, Lucia Salotti. Proprio per questo legame di amicizia tra Padre Luigi e Lucia Salotti, la scelta di aiutare il Burundi tramite i Missionari Saveriani è stata naturale al momento della costituzione formale dell’Associazione.

Sostengo a distanza

L’Associazione sostiene gli orfani del Burundi proponendo a singoli e famiglie italiane sostegni a distanza. Questi interventi consentono ai bambini, privati di entrambi i genitori da conflitti, malattie e povertà, di venire accolti nelle famiglie di parenti o di conoscenti dal cuore grande.

Il sostegno a distanza consente ai missionari Saveriani di distribuire mensilmente alle famiglie che accolgono i piccoli cibo, medicine, vestiti, materiale scolastico.

A tutti coloro che sottoscrivono un sostegno viene inviata una foto con le informazioni sul bimbo/a adottato oltre che, periodicamente, notizie dal Burundi direttamente da Padre Vitella.

Per questo tipo di aiuto è consigliabile un impegno duraturo nel tempo, in modo che il bambino sostenuto sia assistito fino all’età di circa 14 anni. I maggiori di 14 anni ricevono un ultimo aiuto dopodichè possono decidere se entrare anche loro nelle Associazioni formate dalle famiglie che hanno accolto gli orfani, dedicandosi ad una delle varie attività avviate con i progetti di microfinanziamento, oppure spostarsi in altre zone del paese magari per ricongiungersi ad altri parenti che ritornano in patria dopo essersi rifugiati in altri paesi a causa della guerra civile.

Il Territorio

Il Burundi

Il Burundi, piccolo Stato situato nel cuore dell’Africa, ha una superficie di 27.830 km2 e una popolazione di circa 9 milioni di persone, con un’alta densità di popolazione, pari a 290 abitanti per km2. Confina con il Rwanda a nord, con la Repubblica Democratica del Congo a ovest e con la Tanzania a sud e ad est. Si trova nella regione geografica dei Grandi Laghi ed è uno stato senza sbocco al mare.

Il Burundi possiede un clima equatoriale. La temperatura media annuale varia con l’altitudine, dai 23 °C ai 17 °C. La precipitazioni medie annue sono nell’ordine di 1500 mm circa, con due stagioni delle piogge che vanno da febbraio a maggio e da settembre a novembre. La stagione secca solitamente copre il periodo da giugno ad agosto e da dicembre a gennaio. È costituito da un grande altipiano collinare dalla vegetazione rigogliosa intervallato da rilievi montuosi, i cui punti estremi sono a 772 metri sul Lago Tanganica e a 2.670 metri di altitudine sul livello del mare con il Monte Heha.

Dal 1966 il Burundi è una repubblica presidenziale e l’attuale capo di stato e di governo è il presidente della repubblica Pierre Nkurunziza. Dal 28 febbraio 2005, con ratifica da parte di un referendum popolare, è entrata in vigore la nuova Costituzione.

La nascita del Regno del Burundi risale al 1680 circa: lo Stato venne successivamente annesso come protettorato all’Africa Orientale Tedesca e, durante la prima guerra mondiale, invaso dai Belgi.

L’amministrazione belga mantenne sostanzialmente gli assetti sociali e politici preesistenti, secondo i principi dell’amministrazione indiretta, ma non tenne conto della complessità della struttura tradizionale ed operò una drastica semplificazione di tipo razziale, secondo i dettami dell’epoca, avvantaggiando una parte sociale minoritaria, i Batutsi, ai danni della maggioranza, i Bahutu ed i Batwa. I conflitti “etnici” iniziati in quegli anni, non hanno ancora trovato una soluzione definitiva.

Nel 1962 il Burundi ottenne l’indipendenza e diventò monarchia costituzionale. La nuova organizzazione politica consolidò la posizione di potere dei Batutsi, conservata illegalmente anche dopo le elezioni legislative del 1965, in cui i Bahutu ottennero la maggioranza.

La tensione fra i due gruppi etnici diede luogo a una successione di disordini e colpi di stato, che trasformarono il Paese in Republica.

Gli scontri, soprattutto negli anni novanta, contribuirono a isolare il Burundi dalla comunità internazionale, oltre che dai Paesi confinanti, che tuttavia furono parte attiva nei tentativi di riconciliazione, a partire dai colloqui di pace fra Bahutu e Batutsi tenutisi ad Arusha (Tanzania) nel 1993. Alla fine del 2007 e all’inizio del 2008 gli scontri sono ripresi, salvo poi fermarsi definitivamente.

La differenziazione fra le etnie burundesi è in realtà molto labile: esse condividono infatti la stessa lingua, la stessa religione e hanno usi simili. La popolazione è costituita per l’85% da Bahutu (che rappresentano perlopiù la componente di popolazione dedita all’agricoltura), da un 14% di Batutsi (perlopiù dediti alla pastorizia) e da un rimanente 1% di Batwa, un’etnia pigmea.

L’elevata densità della popolazione è in parte spiegata dalla posizione del Paese, lontano dal mare e dalle tradizionali rotte della tratta degli schiavi che ha spopolato altre zone del continente. Le particolari condizioni climatiche, date dall’altitudine, permettono doppi cicli di coltura e una buona integrazione fra l’attività agricola e quella della pastorizia.

La pressione demografica, accresciuta dall’elevato numero di profughi rientrati dopo la fine dei conflitti etnici, provoca però notevoli problemi: un eccessivo sfruttamento dei terreni e una grave e diffusa denutrizione.

L’attività agricola, cui si dedica la maggior parte della popolazione, è rivolta sia alle produzioni per l’autoconsumo (arachidi, patate, riso) sia a quelle commerciali e di piantagione (agrumi, banane, caffè, cotone, canna da zucchero, palma da olio, tè e tabacco).

L’allevamento di bovini, caprini, ovini e dromedari è diffuso in tutto il territorio, ma la siccità colpisce spesso le regioni settentrionali provocando frequenti morie di bestiame. La pesca è praticata sulle coste del lago Tanganica. Una potenziale risorsa di queste regioni è rappresentata dal turismo che ha come meta le savane.

Circa l’80% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno.

In Burundi, l’età media è di 16,6 anni (16,4 anni per i maschi e 16,9 anni per le femmine), mentre la speranza di vita è pari a 57,09 anni per gli uomini e 60,52 per le donne (in Italia, rispettivamente, 79 ed 84 anni).

La popolazione burundese è così suddivisa:

0-14 anni: 46.3% (maschi 1,884.825/femmine 1.863.200)

15-64 anni: 51.1% (maschi 2,051.451/femmine 2.082.017)

oltre i 65 anni: 2.6% (maschi 83.432/femmine 125.143)

Il tasso di alfabetizzazione della popolazione è pari al 51%, mentre la frequenza della scuola primaria (che è gratuita dal 2005) nel 2006 è tornata a livelli precedenti alla guerra civile e coinvolge il 51% della popolazione compresa nella fascia di età dell’istruzione primaria (7-12 anni). La frequenza dell’istruzione secondaria è comunque inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto a quella media dell’Africa sub sahariana.

La maggioranza della popolazione è cattolica, seguono protestanti e musulmani.

Le lingue ufficiale del paese sono il kirundi ed il francese. Il kirundi è parlato da tutti gli abitanti del Burundi, a prescindere dalla loro appartenenza sociale. Viene inoltre parlato nel Bugufi, oggi regione della Tanzania. Nella capitale Bujumbura si parla anche lo swahili come lingua commerciale.

Per quanto riguarda lo sport, il Burundi è forte nell’atletica leggera e si riconosce principalmente nella figura di Vénuste Niyongabo, atleta specializzato nei 1500 metri piani e nei 5000 metri piani, oro olimpico ad Atlanta nel 1996; ancora oggi il suo è l’unico oro conquistato dal Burundi alle Olimpiadi. Ha anche una nazionale di calcio, che però non è riuscita ad ottenere ancora risultati importanti.


Microprogetti di sostegno

Qualora si volesse versare un singolo (o periodico) contributo, è possibile sostenere alcune delle famiglie che hanno accolto gli orfani, le quali si sono riunite in Associazioni e hanno dato vita a piccole attività in grado di offrire loro un ritorno economico: pertanto con una piccola donazione si permette di avviare ad es. allevamenti di polli, capre o porcellini, vendita di generi alimentari di prima necessità, coltivazione collettiva di piccoli appezzamenti agricoli, attività di piccola sartoria, ecc.

Le singole attività, avviate grazie a queste iniziative di microfinanziamento, consentono alle famiglie di disporre di piccole entrate che permettono loro di accogliere gli orfani con maggiore disponibilità e tranquillità.

Inoltre è stato avviato recentemente un progetto rivolto alle tantissime ragazze madri, ripudiate dalla loro stessa famiglia e abbandonate a loro stesse, che vengono accompagnate per un anno con un sostegno economico e psicologico e viene insegnato loro anche un mestiere.

Entrambe le azioni sono costantemente monitorate con visite ed incontri specifici da parte dei giovani che compongono l’équipe di Padre Luigi Vitella.

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